Si entra in Siberia: Ekaterinburg e Novosibirsk

La nostra prima tappa della nostra Transiberiana è Ekaterinburg (o Yekaterinburg) a 1.800 km circa da Mosca, che raggiungiamo in 28 ore. 2 ore di fuso orario avanti rispetto la capitale, 3 dall’Italia. In questa zona c’è il confine tra Europa e Asia.

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Ekaterinburg è un città industriale di oltre 1 milione di persone, stile ancora occidentale. Non offre molto dal punto di vista turistico, ma la zona centrale si presenta bene e dopo la vita in treno è piacevole passeggiare così come riappropriarsi di certi servizi scontati nella vita quotidiana ma non sui binari (come una semplice doccia, ad esempio).

Decidiamo di concederci una cena come si deve in un posto come si deve… ovvero all’ultimo piano dell’edificio più alto della city. Vista super.

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L’indomani c’è un nuovo treno che passa da queste parti ed è il nostro. Dopo uno stop di una notte e mezza giornata ritorniamo a bordo dell’astronave.
Un altro giro completo di orologio, altri 1.500 km e varchiamo gli Urali entrando in Siberia, nella sua capitale e terza città più grande della Russia, Novosibirsk.

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Sole che splende in un limpido cielo azzurro, niente vento, 25 gradi e tante gonne corte.
Ragazzi abbiamo sbagliato. Bel posto, ma siamo fuori strada e non di poco. Come è potuto succedere? Mistero. Ma questa non può essere la Siberia, quella terra gelida e desolata, ostile e triste che ci hanno sempre raccontato.
Furbacchioni… volevano tenerci lontani. E invece eccoci qui!

Camminiamo lungo una delle vie centrali, dove moderni bar con terrazze esterne ospitano gruppi di giovani baldanzosi, alle prese con narghilé (qui chiamati shisha) e metri di shot di vodka colorata.
Sulla strada si alternano auto scassate dai rumori incerti a bolidi nuovi di zecca pimpati all’inverosimile, molte col volante a destra (per via della facile importazione dal Giappone).

E poi le donne, che donne! Tante, belle, eleganti, fiere. Le noti anche se indossi i migliori paraocchi dei cavalli da corsa (quelli gentilmente fornitici dalle nostre rispettive ragazze).

Novosibirsk è una città giovane che sta diventando grande: i mesi invernali rallentano la sua ascesa (perchè effettivamente non è facile gestire i 30/40 gradi sottozero che ci saranno tra qualche settimana e fino alla prossima primavera) ma ha tutte le carte giuste per diventare un crocevia strategico di turisti, traveller e culture. Sarà interessante vederla tra una decina d’anni.
Ma la Siberia non è solo questa e le zone depresse ci sono eccome, spesso lontane dai grandi nuclei urbani.

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Lenin domina la piazza principale in quella che è la statua più grande della Siberia dedicata al padre della Rivoluzione d’Ottobre (la fine del periodo zarista), colui che fu a capo dell’Unione Sovietica negli anni ’20. Alle sue spalle il maestoso Teatro dell’Opera e del Balletto (foto sopra).

Novosibirsk ci piace e vorremmo fermarci ancora, ma dobbiamo ripartire.
L’astronave passa a breve e noi siamo contentissimi di tornare a bordo. E’ già diventata la nostra seconda casa.
Ci aspettano 2 notti di fila in treno, ci addentriamo nel cuore della Siberia e della Transiberiana.

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