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Vladivostok: fine Transiberiana

La Transiberiana originalmente e prima del 1991 terminava a Khabarovsk. Fino a quell’anno infatti Vladivostok era una città blindata, dove gli stranieri non potevano accedere (e gli stessi russi necessitavano di un permesso), in quanto quartier generale della flotta navale dell’esercito russo. Ancora oggi è un importante porto militare e si possono vedere le navi da guerra ancorate nel golfo di fronte al Mar Giapponese, ma chiunque la può visitare.
Ciò nonostante, il treno percorre quest’ultima tratta di ferrovia solo di notte, per impedire la vista su basi militari e installazioni che sono presenti in quest’area.

matriosca

E’ l’ultima notte a bordo dell’astronave. Abbiamo percorso tanti chilometri e ora siamo contenti di arrivare a destinazione. Il viaggio è stato magnifico e ha superato le nostre migliori aspettative.

Il treno inizia a rallentare diversi chilometri prima della stazione. Rallenta, sempre di più, ma poco per volta. Pare non voglia terminare la sua corsa. Pare non voglia arrivare. Ma alla fine è costretto a fermarsi. E noi con lui.
Scendiamo a terra ed eccoci arrivati. Siamo a Vladivostok.

stazione-vladivostok

Davanti a noi un piccolo monumento che indica la fine ufficiale della Transiberiana, al chilometro 9.288 (da Mosca). Noi ne abbiamo percorsi circa 10mila, partendo da San Pietroburgo. Ora possiamo dire di aver visto un bel pezzo di Russia e ci ha stupito positivamente! Anche perchè abbiamo trovato una realtà molto diversa da quella raccontata dai mess media occidentali (tanto per cambiare).

fine-transiberiana

Tra un binario e l’altro è posizionata una bellissima locomotiva, con più di mezzo secolo di storia ma tirata a lustro, come nuova. Oltre a questo, nessun altra attrazione o spazio dedicati alla mitica tratta ferroviaria. Un bel museo ci starebbe tutto e chissà che prima o poi non lo facciano, magari quando realizzeranno il potenziale turistico di questo particolare viaggio.

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Vladivostok non ci impressiona: non ha né l’impatto né il fascino delle precedenti città visitate. E’ una città molto caotica, con un traffico esagerato, senza personalità.
D’altronde fino a pochi anni fa era tagliata fuori dal mondo e la sua unica funzione era di base militare strategica.

S’intravede la voglia di lasciarsi il passato alle spalle ed evolversi in una città “normale” e vivibile, ma l’obiettivo è ancora lontano. Qui vivono circa 1 milione di persone e oggi rappresenta un prezioso crocevia commerciale tra Russia, Cina, Corea e Giappone.
Noi ora prenderemo un volo per Tokyo e da lì rientreremo in Italia. E’ tempo di tornare a casa, at home sweet home.

vladivostok

E così termina qui la nostra “Transiberiana 2016”. Una gran bella esperienza, un viaggio vero e intenso. Abbiamo occhi e cuori colmi di input, che col tempo ognuno di noi metabolizzerà a modo suo per poi trasformarli in ricordi.

Come per i precedenti blog, anche questo non vuole rappresentare una guida bensì un semplice diario di viaggio, un racconto condiviso. Grazie a tutti coloro che ci hanno seguito, che hanno letto e leggeranno questa storia. Che possa spronare qualcuno di voi ad abbandonare quella monotona ed apparente sicurezza data dalla quotidianità e dalle proprie mura domestiche, alla volta di uno zaino in spalla e un’avventura on the road.

Buon viaggio a tutti.

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Sorprendente Khabarovsk

Siamo nella Russia estremo-orientale. Khabarovsk è una città di circa 600mila persone. Un importante centro industriale, commerciale e culturale, vitalizzato dalla vicinanza geografica con Cina (a soli 25 km), Giappone e Corea del Sud.

Anche qui ci accoglie uno splendido cielo azzurro con temperature intorno ai 20 gradi. Passeggiare per i parchi e le piazze è un vero piacere. Ci sorprende l’ordine, la pulizia e la vivacità, che abbiamo riscontrato anche nelle tappe precedenti, e che sinceramente non ci aspettavamo di trovare.

Khabarovsk da l’idea di essere una città in crescita e pronta per un notevole incremento demografico. Gli spazi sono ampi, ben organizzati e in diverse zone si vedono cantieri con operai impegnati in manutenzioni varie.

Sorge sulla confluenza dei fiumi Ussuri e Amur: quest’ultimo (nelle foto seguenti) è molto sfruttato nella stagione estiva. Fa impressione pensare che fra qualche settimana gelerà completamente, congelando le sue acque fino alla prossima primavera.

La grande Lenin Square rappresenta il centro città e non ha nulla da invidiare alle piazze delle più belle capitali europee.

Il nostro giro termina nel caratteristico mercato The central food market (a metà strada tra la stazione e Lenin Square), dove la presenza di tre italiani incuriosisce un po’ tutti, a prova del fatto che non ci troviamo certo in una zona turistica.

Una bella città Khabarovsk, che non offre particolari attrazioni turistiche, ma dove fermarsi per uno-due giorni è molto piacevole. Anche qui, locali curatissimi e moderni (super consigliata la cena-esperienza al ristorante Sultan Bazar sulla Carl Marx street, un tuffo nel mondo arabo).

E ora, l’ultimo viaggio sull’astronave: gli ultimi 800 km verso sud-est, che ci porteranno a Vladivostok, fine della Transiberiana.

Into Transiberiana

Primo ritardo del treno da quando siamo partiti. Arriva 2 ore dopo rispetto l’orario stabilito, nelle quali uno di noi rischia di farsi arrestare, fuori dalla stazione, per aver fumato una sigaretta nelle immediate vicinanze di quest’ultima, con l’aggravante di avere anche una birra in mano. Assolutamente proibito.
Ci tengono molto a preservare ordine e pulizia nelle stazioni, sia all’interno che all’esterno. 
Sorry sorry sorry, non lo faccio mai più, ho capito la lezione, veramente, mai più, grazie grazie grazie. Testa bassa e pedalare che questi non scherzano.

transiberiana

Rieccoci a bordo della nostra amata astronave. Abbiamo 3 notti da passare sul treno ma non ci spaventano, anzi: dopo i giorni sul Baikal e a Irkutsk, la nostra cuccetta quasi ci manca dunque saliamo con entusiasmo.
Per la prima volta abbiamo un coinquilino, che occupa il quarto posto della cabina: è un ragazzo russo che non parla una parola di inglese, ma è simpatico e curioso del nostro viaggio. La convivenza andrà benissimo e riusciremo anche a comunicare, tra gesti vari e traduttore dello smartphone.
Fa il militare e sta andando a Vladivostok per un periodo di vacanza, è partito da Novosibirsk. Per loro percorrere 5mila km in treno è assolutamente normale.
Fa colazioni, pranzi e cene con zuppe di noodles preconfezionate, alle quali aggiunge acqua bollente per la preparazione. Il tutto accompagnato da tè caldo. Per merenda si concede delle caramelle gommose zuccherate grandi come palline da golf. Me ne offre una, pare io non possa rifiutarla… la sto ancora masticando.
Mi meraviglio che non gli venga un blocco intestinale in 24 ore ma mi da l’idea che potrebbe andare avanti così all’infinito.

E’ possibile usufruire (richiedendola alla provodnitsa o al capo-scompartimento) della caratteristica tazza da tè delle ferrovie russe, per tutto il tragitto che si percorre. E’ un servizio compreso nel biglietto.

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Il treno va, procede, lento ma ostinato. E’ una marcia inarrestabile. La sua costanza e perseveranza trasmettono sicurezza. Mi addormento con piacere e serenità. E dormo bene, come in un letto normale. A volte addirittura meglio. Mi sento coccolato come quelle notti in cui gocce di pioggia cadono sul tetto e suonano un concerto che scalda anima e corpo.
In realtà è molto soggettivo e anche per me ogni notte è diversa dalla precedente. I lettini sono abbastanza comodi ma comunque stretti; il moto del treno non è perfettamente costante quindi come qualsiasi treno a momenti dà lievi strattoni, piccole spinte, si inclina, vibra, scuote; c’è un rumore permanente, ovvero quello del passaggio sulle rotaie, qualche borbottio, cigolii.
Sicuramente non è adatto a chi è troppo sensibile e necessita di condizioni perfette per riposare, ma come già spiegato in un post precedente, la Transiberiana non è una tratta turistica e la sua funzione è trasportare i passeggeri, non portarli in crociera.

All’alba l’astronave fa tappa in una cittadina anonima ma con una bella chiesa, vicina ai binari. Si scende qualche minuto per sgranchirsi le gambe e respirare aria fresca. Ma guai allontanarsi! L’astronave non aspetta nessuno, per nessun motivo al mondo e nemmeno per un minuto. E se perdi l’astronave da queste parti… son cazzi!

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A bordo del treno, in ogni corridoio, c’è un cartello nel quale sono riportate tutte le fermate previste, con relativi tempi di percorrenza, arrivi e partenze. Il tutto in doppio alfabeto, sia cirillico che latino e naturalmente con gli orari settati su Mosca, ai quali però bisogna aggiungerci le due ore di ritardo iniziali (e poi tenere in considerazione i vari fusi orari di ogni luogo).
orari-fermate-transiberianaIn pratica per consultarlo devi risolvere ogni volta un tracobbetto (ops, trabocchetto) e non hai mai la sicurezza di averci preso, finché non arrivi effettivamente alla fermata.
Inizialmente ci avevo proprio rinunciato, poi durante il viaggio siamo diventati tutti degli esperti e adesso lo utilizziamo facilmente e con fierezza.
La Transiberiana ha in totale quasi 1000 fermate. Le più corte sono di 2 minuti e in queste non si può nemmeno scendere per poi risalire, le più lunghe di 30 minuti (nelle città più grandi) durante le quali tutti ne approfittano per una passeggiata all’esterno, pause sigarette o veloci acquisti.

A una fermata si affianca al nostro treno un camioncino che scarica i servizi sanitari, in altri casi rifornisce l’acqua (l’importante è che non si confonda mai altrimenti… vabbè dai discorsi brutti e inutili).

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La Siberia ci regala un bellissimo tramonto che sfuma lento, in coda al treno.
Un fiume ci accompagna per centinaia di chilometri, a volte si allontana ma poi ricompare. Sembra essersi affezionato ma poi di colpo sparisce e non torna più.

Il treno va. Il mondo scorre dal finestrino.
E’ proprio grande questo mondo, qui ce ne si rende bene conto. Me ne ero quasi dimenticato, tra una chiamata Skype a New York e un’email in Australia, tra un aereo per la Puglia e una valanga di foto di amici su Facebook sparsi per il globo. Mi era parso così piccolo e a portata di mano. E invece è grande, grandissimo.

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Il treno va, procede, lento ma ostinato.
E dopo 3mila chilometri ecco che entra nell’imponente stazione di Khabarovsk, la nostra ultima tappa prima di Vladivostok.
Passeremo qui 24 ore per poi reimbarcarci e percorrere l’ultima tratta di questa strepitosa Transiberiana.

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Irkutsk: la Parigi della Siberia

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Siamo circa a metà strada, o meglio, a metà ferrovia. Un po’ oltre.

chiesa-irkutskIrkutsk, capitale della Siberia orientale. Anche conosciuta come la Parigi siberiana, per i suoi palazzi in stile europeo, per un arco di trionfo (molto più modesto di quello parigino) e per la sua vivace vita mondana.

Città di 600mila persone, mix di culture e popoli. L’impronta asiatica qui è evidente ma allo stesso tempo non mancano quartieri dallo stile occidentale, come la zona 130, ricca di locali d’avanguardia e frequentata da giovani “modaioli”. E’ una città piacevole e cosmopolita (considerando la sua posizione isolatissima). Sorge sulle rive del fiume Angara, unico emissario del Lago Baikal (che dista 70 km da qui).

Abbiamo trascorso un bel weekend a Irkutsk e dopo i giorni di isolamento coatto sull’isola di Olkhon, abbiamo potuto apprezzare la sua sorprendente nightlife.

Anche qui, una delle piazze principali della città, ospita una grande statua di Lenin, alle cui spalle si sviluppa un bel parco ricco di aiuole curate e dai colori accesi.

La sera inizia a farsi sentire il freddo siberiano, ma è un freddo molto secco quindi più facile da sopportare. L’abbiamo potuto constatare personalmente quando il termometro ha toccato i 4 gradi, quasi senza che ce ne accorgessimo. Così diventa molto più comprensibile una “vita normale” anche ai meno 25 gradi che si raggiungono qui in inverno.

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E’ arrivato il momento di rimettersi in marcia. Ora ci aspetta la tratta più lunga: 3 notti consecutive in treno, grazie alle quali percorreremo 3.000 km fino alla volta di Khabarovsk, ultima tappa prima dell’arrivo a Vladivostok.

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Lago Baikal e Isola di Olkhon

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Ci allontaniamo dal tracciato della Transiberiana di circa 300 km, alla scoperta del Lago Baikal, un’immensa distesa d’acqua di 31.500 km quadrati (l’intero Veneto misura 18.200 km quadrati, giusto per darvi un’idea). E’ uno dei più grandi laghi del mondo (il sesto per la precisione) e raggiunge la profondità record di 1.620 metri.
Contiene il volume maggiore di acqua di ogni altro lago al mondo e rappresenta il 20% delle riserve di acqua dolce del pianeta Terra.

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Lo raggiungiamo dalla città di Irkutsk a bordo di un pulmino, in 6 ore di avventuroso viaggio. Poi in quindici minuti di navigazione arriviamo sull’isola di Olkhon (l’unica isola del lago) e di nuovo un’altra ora di strada (maledettamente sterrata e dissestata), per arrivare al villaggio Khuzhir, ovvero l’unico insediamento dell’isola.

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Qui vivono poche migliaia di persone che diventano molte di più durante la stagione estiva, quando russi e cinesi invadono l’isola.
E’ uno strano posto questo: la bellezza indiscutibile dell’isola con le sue particolari insenature, si contrappone all’accozzaglia di costruzioni che formano l’abitato, un mix tra accampamento militare e villaggio del far-west, senza regole edilizie né alcun ordine. Sembra che qui ognuno abbia costruito ciò che voleva dove voleva. E continuano a farlo, nonostante le tantissime costruzioni vuote, disabitate, in rovina, bruciate o abbandonate.
Ma a quanto pare ai turisti tutto ciò non interessa visto che sono sempre più numerosi: per loro questo posto rappresenta l’unica località balneare in migliaia di chilometri. “Deliziose” guest house nuove di zecca li accoglieranno la prossima estate!

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Abbiamo scoperto che questa zona della Siberia è spesso vittima di incendi (di proporzioni notevoli, come nell’agosto scorso quando è andata a fuoco un’area immensa e i fumi hanno raggiunto addirittura Mosca, a 5.000 km da qui). Anche noi ne abbiamo fatto le spese: una cappa di foschia grigiastra ha caratterizzato le nostre giornate sul Baikal, imprimendo un’atmosfera ancora più “spettrale” al paesaggio.

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Isola di cani randagi, di riti sciamanici, di leggende legate al lago e le sue acque. Isola di buriati, di pescatori di omul (pesce parente del salmone di cui il Baikal ne è ricco), di vacche al pascolo.

Questa deviazione dalla Transiberiana era programmata e siamo stati contenti di averla fatta, anche se col senno di poi, avremmo preso in considerazione altre destinazioni (come ad esempio un trekking sui Monti Altai, partendo da Novosibirsk). Un viaggio complessivo di quasi otto ore (più altrettante per il ritorno) secondo me non vale la pena per visitare l’isola di Olkhon. Altri turisti occidentali però sono rimasti entusiasti dell’esperienza quindi è chiaro che si tratta di opinioni e gusti personali.

Ma ne è comunque valsa la pena: preso dalla foga durante una serata a base di vodka, uno di noi si è giocato la sua auto con quella di un abitante del luogo. Dopo una roulette russa al cardiopalmo, ne è uscito vivo e quindi vincitore!

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Transiberiana: scorci e riflessioni

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Una storica locomotiva della Transiberiana

Mi ero illuso di potermi annoiare. Volevo annoiarmi.
Ho scelto questo viaggio anche per ritrovare quella dimensione ormai dimenticata, fatta di noia e ozio, che l’età adulta spesso non consente. Anche perchè la mia indole, mi porta a non restarmene con le mani in mano, ovunque io mi trova e qualsiasi sia la situazione.
E’ così che questa volta ho cercato una sorta di stop obbligato e mi sono detto: “bene, ora ti spedisco in Siberia in mezzo al nulla, chiuso dentro una scatola di metallo per 10mila chilometri. Vediamo come te la passi!”

Siamo circa a metà percorso quindi c’è ancora tempo per raggiungere il mio particolare obiettivo e sentirmi finalmente un nulla-facente, ma ho come l’impressione che giunto a destinazione rifarei immediatamente il tragitto in senso inverso, questa volta da Vladivostok a Mosca, perchè l’andata non è stata sufficiente (più probabile a questo punto che non lo sarebbe nemmeno un viaggio verso Marte).

Stanco di leggere e scrivere mi sono messo a guardare fuori dal finestrino e per un momento ho pensato “ecco, dai che ci siamo” sicuro che di lì a breve la noia mi avrebbe fatto visita. Anche perchè è raro trovare un panorama più ripetitivo e monotono di questo.
Tuttavia osservando le distese infinite di betulle che scorrono, con i loro colori autunnali e le mille sfumature gialle ed arancioni, ho avuto l’impressione di starmene di fronte a un fuoco acceso, fiamme che danzano lente e imperturbabili. E un fuoco non è mai monotono anzi, lo si potrebbe guardare per ore senza stufarsi, perchè in continua trasformazione e ipnotico.

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Foresta di betulle in Siberia

E’ strano qui come si possano percorrere decine, centinaia di chilometri senza scorgere alcun segno dell’essere umano. Non una casa, una costruzione, una strada né alcuna testimonianza del suo passaggio. Tutto ciò contribuisce ancor di più a sentirsi a bordo di un’astronave.
Questo treno non ha nemmeno un suo orario, perchè quello di bordo (come in tutte le stazioni russe), è settato su Mosca. E’ come essere in sospeso, in un limbo che si muove senza spazio né tempo.

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Alba sulla Transiberiana

Il treno che percorre la Transiberiana, diviene ad ogni partenza un microcosmo, con i suoi abitanti e le sue regole. E’ un treno spartano ma pratico e funzionale. Tutto è al suo posto e tutto funziona come deve funzionare. Non c’è nulla in più, il giusto necessario.
E per tutti questi motivi, chi né è ospite e passeggero, è un viaggiatore e non un turista. Piccola enorme differenza.
Personalmente mi sento un privilegiato a poter effettuare un viaggio simile, in una maniera ancora così genuina e non influenzata dalle mode e i flussi del turismo di massa (che secondo me prima o poi arriveranno).

Qui in seconda classe ogni carrozza ha nove scompartimenti, ognuno dei quali quattro cuccette. Alle due estremità del vagone due bagnetti, con tazza e lavandino. In alcuni treni c’è la presa di corrente in ogni scompartimento, ma nella maggior parte sono comuni, in corridoio. E su ogni treno, un unico ma efficiente vagone ristorante (il cui conto è una piccola opera d’arte – vedi foto sotto).

Ogni vagone è supervisionato dalla provodnitsa, cioè una sorte di hostess più severa del sergente Hartman di Full Metal Jacket. Si occupano di tutto, dal controllo biglietti/passaporti alla pulizia delle cabine, dalla vendita di snack e generi alimentari di prima necessità, alla distribuzione e al ritiro delle lenzuola. Indossano divise simil-militari e le più anziane hanno segni distintivi simili ai gradi. Nonostante la rigidità sono estremamente gentili e sempre disponibili per qualsiasi cosa. Non parlano inglese e apprezzano molto quando le si ringrazia nella loro lingua (Grazie=Spasibo).
In ogni carrozza inoltre c’è il samovar, ovvero un bollitore cilindrico alimentato a corrente elettrica che dispensa acqua calda per tè e zuppe solubili.

Poco fa abbiamo attraversato un piccolo villaggio in mezzo al nulla, dopo centinaia di chilometri di foreste. Fatico a comprendere come si possa passare un inverno siberiano in questa zona e in quelle casette di legno e lamiera, che sembrano così fragili e improvvisate.
Vicino alle stesse case, ho visto due bambini (un maschietto e una femminuccia) rincorrersi tra le lapidi di quello che pareva essere un cimitero, di poche, pochissime anime: inizialmente ho provato tenerezza e compassione, anche pena forse. Poi però vedendoli sorridere ho capito che la realtà è sempre soggettiva e dipende sempre da che punto di vista la si guardi. Così ho sorriso anch’io, apprezzando la strana e inusuale atmosfera di un luogo “dedicato alla morte”, che grazie a delle giovani vite, diventa gioioso e spensierato.

Dall’astronave per ora è tutto.  Do svidaniya! 

Si entra in Siberia: Ekaterinburg e Novosibirsk

La nostra prima tappa della nostra Transiberiana è Ekaterinburg (o Yekaterinburg) a 1.800 km circa da Mosca, che raggiungiamo in 28 ore. 2 ore di fuso orario avanti rispetto la capitale, 3 dall’Italia. In questa zona c’è il confine tra Europa e Asia.

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Ekaterinburg è un città industriale di oltre 1 milione di persone, stile ancora occidentale. Non offre molto dal punto di vista turistico, ma la zona centrale si presenta bene e dopo la vita in treno è piacevole passeggiare così come riappropriarsi di certi servizi scontati nella vita quotidiana ma non sui binari (come una semplice doccia, ad esempio).

Decidiamo di concederci una cena come si deve in un posto come si deve… ovvero all’ultimo piano dell’edificio più alto della city. Vista super.

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L’indomani c’è un nuovo treno che passa da queste parti ed è il nostro. Dopo uno stop di una notte e mezza giornata ritorniamo a bordo dell’astronave.
Un altro giro completo di orologio, altri 1.500 km e varchiamo gli Urali entrando in Siberia, nella sua capitale e terza città più grande della Russia, Novosibirsk.

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Sole che splende in un limpido cielo azzurro, niente vento, 25 gradi e tante gonne corte.
Ragazzi abbiamo sbagliato. Bel posto, ma siamo fuori strada e non di poco. Come è potuto succedere? Mistero. Ma questa non può essere la Siberia, quella terra gelida e desolata, ostile e triste che ci hanno sempre raccontato.
Furbacchioni… volevano tenerci lontani. E invece eccoci qui!

Camminiamo lungo una delle vie centrali, dove moderni bar con terrazze esterne ospitano gruppi di giovani baldanzosi, alle prese con narghilé (qui chiamati shisha) e metri di shot di vodka colorata.
Sulla strada si alternano auto scassate dai rumori incerti a bolidi nuovi di zecca pimpati all’inverosimile, molte col volante a destra (per via della facile importazione dal Giappone).

E poi le donne, che donne! Tante, belle, eleganti, fiere. Le noti anche se indossi i migliori paraocchi dei cavalli da corsa (quelli gentilmente fornitici dalle nostre rispettive ragazze).

Novosibirsk è una città giovane che sta diventando grande: i mesi invernali rallentano la sua ascesa (perchè effettivamente non è facile gestire i 30/40 gradi sottozero che ci saranno tra qualche settimana e fino alla prossima primavera) ma ha tutte le carte giuste per diventare un crocevia strategico di turisti, traveller e culture. Sarà interessante vederla tra una decina d’anni.
Ma la Siberia non è solo questa e le zone depresse ci sono eccome, spesso lontane dai grandi nuclei urbani.

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Lenin domina la piazza principale in quella che è la statua più grande della Siberia dedicata al padre della Rivoluzione d’Ottobre (la fine del periodo zarista), colui che fu a capo dell’Unione Sovietica negli anni ’20. Alle sue spalle il maestoso Teatro dell’Opera e del Balletto (foto sopra).

Novosibirsk ci piace e vorremmo fermarci ancora, ma dobbiamo ripartire.
L’astronave passa a breve e noi siamo contentissimi di tornare a bordo. E’ già diventata la nostra seconda casa.
Ci aspettano 2 notti di fila in treno, ci addentriamo nel cuore della Siberia e della Transiberiana.

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Inizia così la nostra Transiberiana

La Transiberiana E’_U N A_F I G A T A.
Ecco tutto. Non c’è altro da aggiungere. Ciao.

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No dai, qualche riga la scrivo.
E’ quel tipo di viaggio che ti fa pensare in loop ma quanto bello è viaggiare?! viaggiare, ma quanto bello è?! ma quanto bello è viaggiare?! viaggiare, ma quanto bello è?!
9.289 chilometri (di cui 1.777 in Europa e 7.512 in Asia), attraversa 7 fusi orari, 88 città e 16 grandi fiumi. Il tutto a una velocità media di 60 km/h.

Solo 60 kilometri all’ora?!1!1! Eh ma ke lento, cheppalle, ke noia!1!1!!!
Ma sei scemo?! E’ proprio quello il bello. E’ un evergreen che si ripropone quasi in ogni mio blog di viaggio, quello di provare a spiegare che ciò che conta non è la meta ma il tragitto.
Dal trekking himalayano alla salita al Kilimangiaro, dal Machu Pichu al Cammino di Santiago. Sempre la solita storia. Aridajé. VAI PIANO cazzo, vai piano. Goditi il percorso, un passo alla volta, una pedalata alla volta, un gradino alla volta, una rotaia alla volta. Step by step.
Che poi è un palese parallelismo con la vita stessa, è chiaro. Ma visto che lì fuori pare esserci un’invasione di bimbi_minkia con l’acutezza di Slot dei Goonies, è bene ripeterlo e soprattutto spiegarlo. E si che per le nostre nonne è sempre stato un mantra: chi va piano va sano e lontano.
E comunque bimbi_minkia a parte, siamo noi tutti vittime più o meno inconsapevoli di questi tempi schizzo frenici dove si corre si corre si corre senza sapere dove cazzo si sta andando. Poi quando arrivi ti guardi indietro e pensi “cavolo, già arrivato? potevo andare più piano”.
Quindi ben venga ogni tanto soffermarsi sull’argomento. Parentesi chiusa.

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Denominata anche La Gran Via Siberiana, percorrere questa ferrovia significa affrontare un grande viaggio, sotto tutti i punti di vista. Un viaggio vero, genuino, crudo, completo. Significa adattarsi a nuovi spazi e tempi, a un dimensione a cui non siamo abituati, a un habitat diverso da quello che conosciamo. E tutto questo è bellissimo. Da quando sono salito sul treno ho iniziato a soffrire immediatamente di nostalgia istantanea. Vorrei che questi binari non avessero mai fine.

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Si ok Matteo ma le russe sono fighe?
Le russe sono fighe. Anzi fighissime. Ma mia morosa di più.

Il primo tratto della nostra Transiberiana è Mosca-Ekaterymburg. 28 ore on the trail. Pausa a terra di una notte e poi si riparte.
In treno si legge, si scrive, si guarda fuori, si parla, si mangia, si dorme, si fa niente. E che bene.
Fuori si alternano foreste, piccoli villaggi, a volte qualche collina e qualche corso d’acqua. Spesso il nulla, che poi nulla non è mai, ma è giusto per capirsi. Isolamento totale. Poche tacche, spesso zero, di internet non ne parliamo. Quando prendi in mano il cell. ti compare sul monitor un messaggio a pieno schermo con scritto “FAI ALTRO”.

La Transiberiana E’_U N A_F I G A T A.
Ecco tutto. Non c’è altro da aggiungere. Ciao.

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24 ore a Mosca

Mosca è enorme (una cosa tipo due volte Roma) ed è abitata da 12 milioni di persone. La megalopoli più settentrionale e fredda della Terra. Per visitarla bene quindi capirla, ti ci vuole una vita. Noi l’abbiamo fatto in un giorno e mezzo quindi figurarsi cosa c’abbiamo capito. Giusto qualcosina.

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Alle nostre spalle la Basilica di San Basilio

Ho capito ad esempio che a Mosca c’è un traffico fottuto! Veramente esagerato.
A Mosca le condizioni meteorologiche sono come gli umori femminili: cambiano con incredibile velocità barra frequenza e non ci si può far niente, tanto meno prevederli, quindi non resta che adeguarsi.
Nelle zone turistiche di Mosca, non sembra di essere a Mosca ma a Pechino: eserciti di cinesi armati fino ai denti di fotocamere e diavolerie tecnologiche, invadono ogni spazio a disposizione. Ma quanti cavolo sono sti musi gialli?! (razzista io proprio no, ma possono starmi un po’ sulle palle? proprio si).

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A Mosca, nella zona intorno al Cremlino, ovvero in centro, sei fai la pipì dietro un albero in pochi secondi vieni raggiunto da un agente del KGB che ti chiede con rara e inquietante serietà se vuoi passare il resto della tua vita nelle patrie galere. Immagina se ti becca ad attaccare un adesivo su un palo. Noi naturalmente le abbiamo fatte entrambe per non farci mancare nulla. Testa bassa e via in silenzio che sti qua non scherzano.
A tal proposito lancio una petizione per portare una squadra di codesti gendarmi a Venezia e mollarli in giro dandogli carta bianca: nel giro di una settimana la città è come nuova.

E dai cantieri ciclopici che si vedono in giro, anche Mosca si sta rifacendo il look… e qualcosa mi dice che fra qualche anno, sarà molto molto accattivante. Questo un progettino work in progress niente male.

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Nella foto seguente la Piazza Rossa, la più grande piazza d’Europa.
Curiosità: la seconda ce l’abbiamo noi ed è il Prato della Valle di Padova.

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All’interno delle mura del Cremlino (nella foto sopra, il grande muro rosso a destra) non c’è una virgola fuori posto: un cielo plumbeo apocalittico e qualche coraggioso raggio di sole, ci hanno regalato una luce magica sugli edifici all’interno delle mura del quartier generale russo.

Abbiamo camminato tanto a Mosca. A metà giornata ho dato un’occhiata al contapassi e c’era scritto “CONTATELI!”. In lungo e in largo ma soprattutto su e giù, alla scoperta delle bellissime stazioni della metropolitana: una diversa dall’altra, ognuna col suo stile e la sua atmosfera.

I russi? Severi ma giusti. Sorprendentemente accoglienti. Rarissimamente sorridenti. Parlassero qualche parola in più d’inglese si andrebbe a nozze.

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Il cibo? Ecco questo è proprio un loro punto debole. Nonostante ricerche approfondite, fatichiamo a trovare qualità. Qualche piatto simpatico a volte salta fuori ma in generale la situa è grigia. E poi c’hanno sta erba (una sorta di finocchietto selvatico) che mettono OVUNQUE.

Il tempo a nostra disposizione nella capitale è terminato. E per fortuna perchè si avvicina il weekend e non ne saremmo usciti vivi.
Ora inizia la nostra Transiberiana! Il treno sta per partire e manco a dirlo, passa solo una volta, noi di certo non vogliamo perderlo. Ci risentiamo (forse) più in là, quando e se troverò un brandello di connessione tra una betulla e una renna.

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