Irkutsk: la Parigi della Siberia

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Siamo circa a metà strada, o meglio, a metà ferrovia. Un po’ oltre.

chiesa-irkutskIrkutsk, capitale della Siberia orientale. Anche conosciuta come la Parigi siberiana, per i suoi palazzi in stile europeo, per un arco di trionfo (molto più modesto di quello parigino) e per la sua vivace vita mondana.

Città di 600mila persone, mix di culture e popoli. L’impronta asiatica qui è evidente ma allo stesso tempo non mancano quartieri dallo stile occidentale, come la zona 130, ricca di locali d’avanguardia e frequentata da giovani “modaioli”. E’ una città piacevole e cosmopolita (considerando la sua posizione isolatissima). Sorge sulle rive del fiume Angara, unico emissario del Lago Baikal (che dista 70 km da qui).

Abbiamo trascorso un bel weekend a Irkutsk e dopo i giorni di isolamento coatto sull’isola di Olkhon, abbiamo potuto apprezzare la sua sorprendente nightlife.

Anche qui, una delle piazze principali della città, ospita una grande statua di Lenin, alle cui spalle si sviluppa un bel parco ricco di aiuole curate e dai colori accesi.

La sera inizia a farsi sentire il freddo siberiano, ma è un freddo molto secco quindi più facile da sopportare. L’abbiamo potuto constatare personalmente quando il termometro ha toccato i 4 gradi, quasi senza che ce ne accorgessimo. Così diventa molto più comprensibile una “vita normale” anche ai meno 25 gradi che si raggiungono qui in inverno.

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E’ arrivato il momento di rimettersi in marcia. Ora ci aspetta la tratta più lunga: 3 notti consecutive in treno, grazie alle quali percorreremo 3.000 km fino alla volta di Khabarovsk, ultima tappa prima dell’arrivo a Vladivostok.

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Lago Baikal e Isola di Olkhon

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Ci allontaniamo dal tracciato della Transiberiana di circa 300 km, alla scoperta del Lago Baikal, un’immensa distesa d’acqua di 31.500 km quadrati (l’intero Veneto misura 18.200 km quadrati, giusto per darvi un’idea). E’ uno dei più grandi laghi del mondo (il sesto per la precisione) e raggiunge la profondità record di 1.620 metri.
Contiene il volume maggiore di acqua di ogni altro lago al mondo e rappresenta il 20% delle riserve di acqua dolce del pianeta Terra.

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Lo raggiungiamo dalla città di Irkutsk a bordo di un pulmino, in 6 ore di avventuroso viaggio. Poi in quindici minuti di navigazione arriviamo sull’isola di Olkhon (l’unica isola del lago) e di nuovo un’altra ora di strada (maledettamente sterrata e dissestata), per arrivare al villaggio Khuzhir, ovvero l’unico insediamento dell’isola.

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Qui vivono poche migliaia di persone che diventano molte di più durante la stagione estiva, quando russi e cinesi invadono l’isola.
E’ uno strano posto questo: la bellezza indiscutibile dell’isola con le sue particolari insenature, si contrappone all’accozzaglia di costruzioni che formano l’abitato, un mix tra accampamento militare e villaggio del far-west, senza regole edilizie né alcun ordine. Sembra che qui ognuno abbia costruito ciò che voleva dove voleva. E continuano a farlo, nonostante le tantissime costruzioni vuote, disabitate, in rovina, bruciate o abbandonate.
Ma a quanto pare ai turisti tutto ciò non interessa visto che sono sempre più numerosi: per loro questo posto rappresenta l’unica località balneare in migliaia di chilometri. “Deliziose” guest house nuove di zecca li accoglieranno la prossima estate!

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Abbiamo scoperto che questa zona della Siberia è spesso vittima di incendi (di proporzioni notevoli, come nell’agosto scorso quando è andata a fuoco un’area immensa e i fumi hanno raggiunto addirittura Mosca, a 5.000 km da qui). Anche noi ne abbiamo fatto le spese: una cappa di foschia grigiastra ha caratterizzato le nostre giornate sul Baikal, imprimendo un’atmosfera ancora più “spettrale” al paesaggio.

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Isola di cani randagi, di riti sciamanici, di leggende legate al lago e le sue acque. Isola di buriati, di pescatori di omul (pesce parente del salmone di cui il Baikal ne è ricco), di vacche al pascolo.

Questa deviazione dalla Transiberiana era programmata e siamo stati contenti di averla fatta, anche se col senno di poi, avremmo preso in considerazione altre destinazioni (come ad esempio un trekking sui Monti Altai, partendo da Novosibirsk). Un viaggio complessivo di quasi otto ore (più altrettante per il ritorno) secondo me non vale la pena per visitare l’isola di Olkhon. Altri turisti occidentali però sono rimasti entusiasti dell’esperienza quindi è chiaro che si tratta di opinioni e gusti personali.

Ma ne è comunque valsa la pena: preso dalla foga durante una serata a base di vodka, uno di noi si è giocato la sua auto con quella di un abitante del luogo. Dopo una roulette russa al cardiopalmo, ne è uscito vivo e quindi vincitore!

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