Sorprendente Khabarovsk

Siamo nella Russia estremo-orientale. Khabarovsk è una città di circa 600mila persone. Un importante centro industriale, commerciale e culturale, vitalizzato dalla vicinanza geografica con Cina (a soli 25 km), Giappone e Corea del Sud.

Anche qui ci accoglie uno splendido cielo azzurro con temperature intorno ai 20 gradi. Passeggiare per i parchi e le piazze è un vero piacere. Ci sorprende l’ordine, la pulizia e la vivacità, che abbiamo riscontrato anche nelle tappe precedenti, e che sinceramente non ci aspettavamo di trovare.

Khabarovsk da l’idea di essere una città in crescita e pronta per un notevole incremento demografico. Gli spazi sono ampi, ben organizzati e in diverse zone si vedono cantieri con operai impegnati in manutenzioni varie.

Sorge sulla confluenza dei fiumi Ussuri e Amur: quest’ultimo (nelle foto seguenti) è molto sfruttato nella stagione estiva. Fa impressione pensare che fra qualche settimana gelerà completamente, congelando le sue acque fino alla prossima primavera.

La grande Lenin Square rappresenta il centro città e non ha nulla da invidiare alle piazze delle più belle capitali europee.

Il nostro giro termina nel caratteristico mercato The central food market (a metà strada tra la stazione e Lenin Square), dove la presenza di tre italiani incuriosisce un po’ tutti, a prova del fatto che non ci troviamo certo in una zona turistica.

Una bella città Khabarovsk, che non offre particolari attrazioni turistiche, ma dove fermarsi per uno-due giorni è molto piacevole. Anche qui, locali curatissimi e moderni (super consigliata la cena-esperienza al ristorante Sultan Bazar sulla Carl Marx street, un tuffo nel mondo arabo).

E ora, l’ultimo viaggio sull’astronave: gli ultimi 800 km verso sud-est, che ci porteranno a Vladivostok, fine della Transiberiana.

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Irkutsk: la Parigi della Siberia

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Siamo circa a metà strada, o meglio, a metà ferrovia. Un po’ oltre.

chiesa-irkutskIrkutsk, capitale della Siberia orientale. Anche conosciuta come la Parigi siberiana, per i suoi palazzi in stile europeo, per un arco di trionfo (molto più modesto di quello parigino) e per la sua vivace vita mondana.

Città di 600mila persone, mix di culture e popoli. L’impronta asiatica qui è evidente ma allo stesso tempo non mancano quartieri dallo stile occidentale, come la zona 130, ricca di locali d’avanguardia e frequentata da giovani “modaioli”. E’ una città piacevole e cosmopolita (considerando la sua posizione isolatissima). Sorge sulle rive del fiume Angara, unico emissario del Lago Baikal (che dista 70 km da qui).

Abbiamo trascorso un bel weekend a Irkutsk e dopo i giorni di isolamento coatto sull’isola di Olkhon, abbiamo potuto apprezzare la sua sorprendente nightlife.

Anche qui, una delle piazze principali della città, ospita una grande statua di Lenin, alle cui spalle si sviluppa un bel parco ricco di aiuole curate e dai colori accesi.

La sera inizia a farsi sentire il freddo siberiano, ma è un freddo molto secco quindi più facile da sopportare. L’abbiamo potuto constatare personalmente quando il termometro ha toccato i 4 gradi, quasi senza che ce ne accorgessimo. Così diventa molto più comprensibile una “vita normale” anche ai meno 25 gradi che si raggiungono qui in inverno.

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E’ arrivato il momento di rimettersi in marcia. Ora ci aspetta la tratta più lunga: 3 notti consecutive in treno, grazie alle quali percorreremo 3.000 km fino alla volta di Khabarovsk, ultima tappa prima dell’arrivo a Vladivostok.

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Si entra in Siberia: Ekaterinburg e Novosibirsk

La nostra prima tappa della nostra Transiberiana è Ekaterinburg (o Yekaterinburg) a 1.800 km circa da Mosca, che raggiungiamo in 28 ore. 2 ore di fuso orario avanti rispetto la capitale, 3 dall’Italia. In questa zona c’è il confine tra Europa e Asia.

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Ekaterinburg è un città industriale di oltre 1 milione di persone, stile ancora occidentale. Non offre molto dal punto di vista turistico, ma la zona centrale si presenta bene e dopo la vita in treno è piacevole passeggiare così come riappropriarsi di certi servizi scontati nella vita quotidiana ma non sui binari (come una semplice doccia, ad esempio).

Decidiamo di concederci una cena come si deve in un posto come si deve… ovvero all’ultimo piano dell’edificio più alto della city. Vista super.

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L’indomani c’è un nuovo treno che passa da queste parti ed è il nostro. Dopo uno stop di una notte e mezza giornata ritorniamo a bordo dell’astronave.
Un altro giro completo di orologio, altri 1.500 km e varchiamo gli Urali entrando in Siberia, nella sua capitale e terza città più grande della Russia, Novosibirsk.

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Sole che splende in un limpido cielo azzurro, niente vento, 25 gradi e tante gonne corte.
Ragazzi abbiamo sbagliato. Bel posto, ma siamo fuori strada e non di poco. Come è potuto succedere? Mistero. Ma questa non può essere la Siberia, quella terra gelida e desolata, ostile e triste che ci hanno sempre raccontato.
Furbacchioni… volevano tenerci lontani. E invece eccoci qui!

Camminiamo lungo una delle vie centrali, dove moderni bar con terrazze esterne ospitano gruppi di giovani baldanzosi, alle prese con narghilé (qui chiamati shisha) e metri di shot di vodka colorata.
Sulla strada si alternano auto scassate dai rumori incerti a bolidi nuovi di zecca pimpati all’inverosimile, molte col volante a destra (per via della facile importazione dal Giappone).

E poi le donne, che donne! Tante, belle, eleganti, fiere. Le noti anche se indossi i migliori paraocchi dei cavalli da corsa (quelli gentilmente fornitici dalle nostre rispettive ragazze).

Novosibirsk è una città giovane che sta diventando grande: i mesi invernali rallentano la sua ascesa (perchè effettivamente non è facile gestire i 30/40 gradi sottozero che ci saranno tra qualche settimana e fino alla prossima primavera) ma ha tutte le carte giuste per diventare un crocevia strategico di turisti, traveller e culture. Sarà interessante vederla tra una decina d’anni.
Ma la Siberia non è solo questa e le zone depresse ci sono eccome, spesso lontane dai grandi nuclei urbani.

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Lenin domina la piazza principale in quella che è la statua più grande della Siberia dedicata al padre della Rivoluzione d’Ottobre (la fine del periodo zarista), colui che fu a capo dell’Unione Sovietica negli anni ’20. Alle sue spalle il maestoso Teatro dell’Opera e del Balletto (foto sopra).

Novosibirsk ci piace e vorremmo fermarci ancora, ma dobbiamo ripartire.
L’astronave passa a breve e noi siamo contentissimi di tornare a bordo. E’ già diventata la nostra seconda casa.
Ci aspettano 2 notti di fila in treno, ci addentriamo nel cuore della Siberia e della Transiberiana.

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9mila km in treno per riscoprire le distanze

Dopo una serie di bellissimi viaggi nelle Americhe, in Europa, Asia e Africa è giunto il momento della grande Russia.
E quale modo migliore per scoprirla se non quello di attraversarla tutta, da ovest a est, sulla mitica Transiberiana? Un viaggio on the rail, di circa 9.700 km, da San Pietroburgo a Vladivostok, passando per Mosca, Novosibirsk, Irkutsk, l’isola di Olkhon e Khabarovsk.

Alla riscoperta delle distanze, che abbiamo perso con l’uso degli aeroplani, perchè come scriveva il saggio Terzani “il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino. Sugli aerei presto s’impara a non guardare, a non ascoltare.”

Dopo le grandi città russe, ci inoltreremo nell’immenso Lago Bajkal (la più grande distesa di acqua dolce del pianeta) in Siberia e al confine con la Mongolia, per terminare il nostro viaggio di fronte al Giappone (che raggiungeremo con un ultimo volo prima di rientrare in Italia da Tokyo).

Abbiamo in serbo alcune iniziative particolari, di cui però non possiamo ancora svelare i particolari. Seguiteci e viaggiate con noi sulla mitica Transiberiana!
Si parte il 12 settembre.

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